Tra tante fake c’è molto spazio per il vero made in Italy in Asia

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Aumenta la voglia di cibo italiano in Asia e purtroppo molti consumatori, non trovando l'originale, si affidano all'Italian sounding. È quanto emerge da uno studio di Assocamere che ha analizzato 600 prodotti in Cina (Hong Kong, Pechino), Corea del Sud (Seoul), Giappone (Tokyo), India (Mumbai), Singapore (Singapore), Thailandia (Bangkok) e Vietnam (Ho Chi Minh City).

La categoria più colpita dal fenomeno dell'Italian sounding è quella dei condimenti, con il 26,8% dei prodotti che evocano l’autentico made in Italy ma non lo sono. Al secondo posto ci sono surgelati e piatti pronti (19,6%), seguiti dalla pasta (19,1%). Si attestano invece al 17,5% i prodotti lattiero-caseari. In Cina i formaggi italiani, scarsamente presenti sul mercato locale, lasciano spazio a prodotti come il “Parmesan” importato dagli Usa. Hong Kong è il paese in cui la riduzione di prezzo della pasta fake raggiunge il suo apice con il -71% rispetto al costo dell’analogo prodotto autentico.

Tra i condimenti Italian sounding più apprezzati in Asia ci sono il “Ragu Pizza Sauce”, una salsa al ragù in cui però la carne non è presente, il pesto prodotto con timo e rosmarino al posto del basilico e ancora l’aceto balsamico di Modena prodotto in Germania.

Parte dei consumatori scelgono il prodotto contraffatto perché non possono permettersi l'originale, ma in molti casi la mancata presenza di cibo italiano fa proliferare il fenomeno dei falsi. Per contrastare l'Italia sounding, oltre a campagne istituzionali come quella “True Italian Taste”, promossa e finanziata dal Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, serve che i cibi nazionali veri e autentici raggiungano le tavole asiatiche.

 

[Fonte: Teatro Naturale]

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Categorie: food, blog, Teatro Naturale, Made in Italy