La tecnologia in frantoio migliora la qualità dell’olio evo

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Per fare un grande olio extra vergine d'oliva non basta la fortuna di essere nati in Italia, in una delle venti regioni dedite all'olivicoltura. Occorre anche conoscenza e competenza, nonché l'esperienza acquisita di generazione in generazione, e la più adeguata tecnologia.

Questo perché cambiano i tempi e con essi anche i gusti dei consumatori, sempre più abituati ad oli fruttati, amari e piccanti, che richiedono una raccolta anticipata anche di due mesi rispetto al passato.

Da qui l’esigenza di abbattere la temperatura della pasta di olive per ottenere oli di qualità, visto che a causa del global worming a inizio autunno si registra un innalzamento generale della temperatura atmosferica.

Per risolvere il problema dell’abbattimento della temperatura della pasta di olive prima del suo ingresso nella gramolatrice, il frantoio Gaudenzi ha promosso un progetto di ricerca di cui è capofila. Il progetto fa parte del PSR della Regione Umbria e ha preso avvio nel 2018. Insieme all’Università di Perugia vi prende parte anche la società Landscape Office Agronomist di Perugia.

I risultati ottenuti fino ad ora dal progetto, che si sviluppa in tre anni, presentati a Sol&Agrifood.

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