Giappone loves extravergine, ma quale?

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Il mercato giapponese dell'olio d'oliva è in crescita, così come la cultura del prodotto, secondo il Consiglio oleicolo internazionale. Se, fino al 2015, la metà dei giapponesi credeva che l'olio extra vergine d'oliva dovesse essere utilizzato solo a crudo oggi si tratta solo del 18%. I principali fattori che influenzano le decisioni di acquisto tra i consumatori sono il prezzo e la salute. I giovani mettono al primo posto soprattutto il prezzo mentre i più anziani la salute, segno di un retaggio culturale che voleva l'olio extra vergine d'oliva quasi come un medicinale.

Interessante però notare che i giovani scelgono l'olio anche per il gusto. E qui l'Italia, con le sue 500 varietà, può giocare un ruolo molto importante. Certo, l'Italia negli ultimi anni è stata scavalcata, soprattutto in virtù del fattore prezzo, dalla Spagna che oggi domina col 59% della quota di mercato, seguita dall'Italia con il 37% e dalla Grecia con l'1%. Poco spazio per altri competitor, considerando che anche la Turchia ha perso quote di mercato, passando dal 4% all'1%.

Il mercato giapponese rappresenta uno sbocco molto importante su cui anche l'Italia, nel segmento più elevato, può puntare. C'è ancora spazio, considerando il tasso di crescita dei consumi passati da 45 mila tonnellate del 2011/12 alle 56 mila del 2016/17.

Pochi sanno che il Giappone produce olio extra vergine di oliva su circa 500 ettari, per 30.000 litri all'anno, ottenute soprattutto con varietà spagnole come Arbequina e Nevadillo, statunitensi come la Manzanillo e italiane come la Frantoio.

 

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